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martedì 10 febbraio 2015

‘Life' Recensioni


'Life' ha avuto la sua prima proiezione ufficiale alla Berlinale e queste sono alcune delle reazioni all’ interpretazione di Robert nel film.

Gone with the Movies
"Per Robert Pattinson, la sua interpretazione dell’iconico fotografo Dennis Stock è ugualmente impressionante, così come il fatto di entrare nel mondo di Hollywood dall’altra parte del tappeto. Abbiamo visto emergere sin da subito il talento di Dean mentre Stock nelle due ore di esecuzione tenta di scattare delle fotografie a Dean prima che sopraggiunga la fama. Le scadenze, la pressione e la goffaggine sono caratteristiche del personaggio di Stock, e Pattinson presenta abilmente tali caratteristiche sullo schermo. "

Boston Herald
"Robert Pattinson è perfetto nel ruolo di Stock, un uomo alla deriva con un matrimonio fallito alle spalle contratto in età adolescenziale,una ex-moglie e un potente senso di colpa nei confronti del giovane figlio che non vede mai”

Little White Lies
"Robert Pattinson impressiona in questo raffinato dramma sul rapporto tra celebrità e i media. I suoi fan saranno lieti di sapere che la sua performance in Life come fotografo di una rivista, mette in ombra la rappresentazione prodotta da Dane DeHaan di James Dean, anche se quest'ultimo è abbastanza toccante e anima questa storia di due giovani uomini che si aiutano a vicenda per diventare qualcosa di grande.”


Traduzione Nostra  Via

sabato 7 febbraio 2015

Prime impressioni su Robert in Queen Of The Desert (AGGIORNATO CON ALCUNE RECENSIONI)


Werner Herzog alla conferenza stampa dice:  "Lawrence di Arabia (personaggio di Rob) appare in una piccola parte"

Recensioni
@lariboom" Direi che le scene con Rob sono le migliori del film.

*A quanto pare il film non è molto piaciuto, ma a  tutti è piaciuta la parte di Rob, anche se si vedrà solo due minuti  *

'Queen of the Desert' ha avuto la sua prima proiezione ufficiale alla Berlinale, di seguito alcune delle reazioni alla performance di Robert nel film.

Independent
“La performance di Pattinson è comica e molto diversa da quella Peter O'Toole. Lui interpreta Lawrence d'Arabia come una figura sardonica dalla lingua tagliente che vede attraverso le pretese dei sui capi e compagni.”
The Guardian
"E’ lo stesso Lawrence,interpretato in modo fanciullesco da Robert Pattinson. Appare un po’ impacciato a causa del copricapo, anche se forse non era realmente consapevole di assomigliare a Lawrence. Il suo aspetto ha suscitato alcune risate tra il pubblico del festival di Berlino, ma Pattinson ha portato via questo (piccolo) ruolo abbastanza bene. "
The Hollywood Reporter
“Le brevi ma significative apparizioni di Robert Pattinson nel ruolo di TE Lawrence..."
"Tra i più divertenti intermezzi ,il tempo trascorso in uno scavo archeologico con Lawrence(parlano di Gertrude Bell interpretata da Nicole Kidman). E mentre Pattinson in copricapo arabo necessità di un po’ di tempo per abituarsi( e ha suscitato diverse risate alla proiezione per la stampa) il facile cameratismo nelle sue scene con la Kidman è affascinante. "
Criticwire
Robert Pattinson ottiene un punteggio relativamente alto per la sua breve interpretazione di TE Lawrence”
The Peoples Movie
"Con l'eccezione di Robert Pattinson nel ruolo di TE Lawrence, i suoi colleghi maschi risultano un po' carenti."


venerdì 23 maggio 2014

THE ROVER E MAPS TO THE STARS:RECENSIONE DI ELLE.



La domanda era: ma Robert Pattinson ce la farà ad avere una carriera oltre Twilight? Riuscirà a emanciparsi da quel ruolo-macigno di vampiro dolce che l’ha reso famoso ma l’ha anche ingabbiato? Adesso che l’abbiamo visto a questo Festival di Cannes 2014 due suoi film, e anche di altro profilo, mica robetta, abbiamo la risposta e possiamo dire che sì, Robert Pattinson è un attore, un attore vero.
Se poi i suoi ruoli post-Twilight piaceranno al pubblico è ancora da vedere, certo che lui ce l’ha messa tutta per fuoruscire dal cliché che gli si è stampato addosso. Sabato lo si è visto qui sulla Croisette nel film dell’australiano David Michôd The Rover, proiettato fuori concorso, domenica sera nell’anteprima per la stampa del molto atteso Maps to The Stars di un maestro del cinema come David Cronenberg, in corsa per la Palma d’Oro. Due prodotti molto diversi, il primo - The Rover - un post-apocalittico ambientato in un’Australia dove i sopravvissuti a un collasso economico che ha travolto il vivere civile si scannano tra loro per contendersi le poche risorse rimaste. Diciamo un Mad Max meno punk e con risvolti più intellettualistici.
Robert Pattinson è un povero ragazzo malmesso e forse dalla mente un po’n debole che viene ritrovato ferito dal protagonista (Guy Pearce). I due diventeranno alleati e si dovranno difendere insieme da pericoli mortali. Un action visionario in cui Robert Pattinson combatte, colpisce, ferisce, uccide, ma comunicando una vulnerabilità, un essere ferito nell’anima che a tratti ricorda certo James Dean. Bravo e a momenti commovente.
Interpreta invece un tassista aspirante attore e sceneggiatore nel film di Cronenberg, Maps to The Stars : una commedia nera, nerissima, su Hollywood, il divismo, la ricerca della celebrità, e le perversioni sotterranee di quell’universo così glamorous. Il nostro Robert Pattinson è un bravo, onesto ragazzo sedotto da una ragazza molto pericolosa  e poi usato come oggetto sessuale da una star: l’unico personaggio positivo di una galleria di pazzi, assassini, disturbati. E anche qui l’ex vampiro se la cava molto dignitosamente. Attenzione, lunedì sera alle 22 Robert Pattinson percorrerà il tappeto rosso e poi salirà la Montée des Marches per la proiezione in pompa magna in Salle Lumière di Maps to the Stars. Sono attese masse di ragazze adoranti. La Croisette sarà impraticabile.

Fonte

PRIME RECENSIONI DOPO LA PROIEZIONE PER LA STAMPA DI CLOUDS OF SILS MARIA A CANNES -23 MAGGIO



Telegraph Kristen Stewart risplende nel suo ruolo migliore fino ad oggi, nell’intelligente dramma Clouds of Sils Maria di Olivier Assayas, presentato a Cannes 2014, dice Robbie Collin. (...) Ma è la Stewart, che brilla letteralmente nel film. Valentine è probabilmente il suo miglior ruolo fino ad oggi: lei è acuta e sottile, vicina quasi a poter essere afferrata e poi improvvisamente distante,e gestisce la svolta sorprendente con un tocco di leggerezza brillante. The Guardian Stewart dimostra ancora una volta che buona interprete può essere lontana dall'ombra di Twilight. Seduta a cena, durante una cena, in una scena del film, Val congeda il suo capo considerandolo snob e sostiene che i blockbuster di fantasia possono essere altrettanto validi, a modo loro, come i drammi sociali siti nelle fabbriche o nelle fattorie. Maria inarca delicatamente un sopracciglio. Ancora una volta, lei non è convinta. Vanity Fair: In Clouds of Sils Maria di Olivier Assayas, Kristen Stewart attacca tutti coloro che l’anno a loro volta attaccata per Twilight. (...) Potrebbe essere il personaggio di Chloe Grace Moretz, l’impertinente Jo-Ann Ellis, che solleva un dito medio alla telecamera,ma è Kristen Stewart,celebre per il suo ruolo famoso in un franchise, a sollevare un dito medio ai critici di Clouds of Sils Maria. L’attenta ed intelligente meditazione di Olivier Assayas sulla recitazione, la notorietà, e l'età non offre solo alla signora Stewart il miglior ruolo della sua vita; ma le concede il centro della scena per tracciare, in modo eloquente e non didattico, una difesa da attore per il genere di film che sono considerati ruoli infernali, come nel caso di Twilight. La Stewart offre una performance sorprendente in Clouds. Il suo personaggio Val, assistente personale e rocca di Gibilterra di Juliette Binoche,star di Sils Maria, è sicuro di sé, furbo, onesto, percettivo e anche un po’ hot. Lontana dai tempi della vampira Bella Swan. Nel film irradia fiducia a differenza dell’indecisione Edward/Jacob. Nella maggior parte del film ritroviamo la Stewart e la Binoche che conversano, e la Stewart detiene la scena Questo film cambierà radicalmente la vostra percezione circa la persona che avete spesso deriso.

AP L’interpretazione del ruolo dell’assistente di una famosa attrice, da parte di Kristen Stewart ha dato al Festival di Cannes una performance autoreferenziale e immediatamente acclamata nell’ultimo giorno del Festival.

Traduzione Nostra Fonte

CLOUDS OF SILS MARIA: LA RECENSIONE DI COMING SOON



Sull'intelligenza (cinematografica e non) di Olvier Assays c'è poco da discutere. Così come sulla sua cultura. 
E Sils Maria  è un film che quell'intelligenza e quella cultura le rispecchia appieno in un testo e una messa in scena strutturati, profondi eppure limpidi e lineari. 
Tutto costruito su relazioni binarie e speculari tra il personaggio di Juliette Binoche (attrice quarantenne che accetta di interpretare una nuova messa in scena della pièce che la rese famosa, ma non più nel ruolo della protagonista ventenne, ma in quello della donna più grande che ne fu mentore, capo, amante e infine vittima) e quello della sua assistente Kristen Stewart, della giovane star Chloe Grace Moretz, e quindi tra la stessa attrice, in conflitto con sé stessa, la sua età, le sue tante incarnazioni mediatiche, Sils Maria riecheggia classici come Eva contro Eva e La sera della prima, dandogli nuove e più complesse sfumature. 
La Maria di Binoche (un nome che va a relazionarsi direttamente e dialetticamente anche con la località svizzera che dà il titolo al film, e che assume valori simbolici) è una donna che vede frantumarsi le sue certezze identitarie, che si ritrova a doversi mettere in discussione per quello che è, quello che era e quello che può e deve diventare. Nei personaggi della Stewart prima e della Moretz poi, trova degli specchi che le restituiscono immagini destabilizzanti, irriconoscibili, che fatica ad accettare: immagini che o svaniranno misteriosamente dalla sua vita e dalla sua coscienza, o che le si pianteranno di fronte come una condanna. 
Assayas attraversa questa storia, i suoi dialoghi densi e complessi, il continuo gioco di rimandi identitari con una sicurezza tranquilla, tracciando un sentiero diretto che attraversa la complessità senza ridurla, muovendo sinuosamente la macchina da presa in modo tale da rendere quasi inafferrabile il labirinto concettuale e testuale nel quale cala personaggi e spettatori, toccando sia questioni specificatamente attoriali che identitarie a tutto tondo. 
Se c'è un limite (magari soggettivo), in Sils Maria, è quello della freddezza e della distanza emotiva che Assayas sceglie come chiave ideale per le sue elucubrazioni intellettuali e filosofiche: che se da un lato sono funzionali all'implosione del dramma e alla sua messa in sordina, dall'altro corrono il rischio di limitare l'empatia dello spettatore. 
Come nelle scelte della scenografia teatrale della pièce al centro delle vicende, Sils Maria è allora un film ordinato ed essenziale, trasparente e levigato come il vetro e con la stessa difficoltà ad aggrapparcisi. 

Fonte

CLOUDS OF SILS MARIA: LA RECENSIONE DI BEST MOVIE.


Si è parlato tanto di fantasmi durante questo Festival di Cannes, che quando poi i fantasmi arrivano non te ne accorgi: Clouds of Sils Maria di Olivier Assayas, ultimo film in concorso, è, tra le altre cose, il film che non è Maps to the Stars di Cronenberg e che avremmo voluto che fosse.
Maria Enders (Juliette Binoche) si sta recando a ricevere un premio alla carriera quando scopre che l’autore di una pièce in cui ha recitato quando aveva vent’anni, è morto. Nel frattempo un importante regista teatrale le offre di ritornare in scena con quello stesso lavoro, ma in una parte differente: non più la giovane Sigrid, ma Helena, la donna che per amore di lei perde la testa e si suicida. Sigrid sarà invece interpretata da Jo-Ann Ellis (Chloe Moretz), teen idol e star da cinecomic, al centro delle cronache per aver tentato di ammazzare il suo ex fidanzato. Maria parte allora per Sils, una vallata delle Alpi svizzere, dove inizia a provare la parte assieme alla sua assistente Valentine (Kristen Stewart).
Assayas racconta la recitazione (l’arte) mentre (non) accade, cioè quando esiste lontano dal palco e dalle riprese. Prima, quando viene pensata, contrattata, immaginata, provata su se stessi prima delle prove stesse. Dopo, quando è ormai sedimentata nella vita. E racconta pure il pubblico che siamo tutti, chi il cinema lo fa e chi lo guarda, cioè chi lo pensa, con tutti i pregiudizi, i cliché intellettuali, l’atteggiarsi, tutto il corteo di stupidaggini di cui il Festival è una meravigliosa vetrina. Per farlo non manda allo sbaraglio i suoi personaggi verso la resa dei conti e delle nevrosi (come fa Cronenberg), anzi li inscena in alta montagna in una cornice spettacolare, in pratica li rasserena – facendoli parlare e camminare -, fino alla loro risoluzione e alla sua letterale scomparsa. Affronta l’argomento con una limpidezza che ha solo un solo problema: c’è il rischio di prendere il film in senso letterale.
Se esiste qualcosa come un inconscio cinematografico collettivo, Clouds of Sils Maria è la cosa più vicina a rappresentarlo, e lo fa con immagini meravigliose e potenti (il serpente di nubi che corre per la valle e dà titolo alla pièce), dialoghi precisi e divertenti, due attrici bravissime (la Binoche e la Stewart, i cui duetti rappresentano l’80% del film).
Per me è la Palma d’Oro, ma probabilmente vincerà chi ha fatto il compitino per la maestra.


CLOUDS OF SILS MARIA: LA RECENSIONE DI SCREENWEEK.


Da quando esiste Eva contro Eva  , e parliamo perciò di oltre mezzo secolo, ogni volta che sul grande schermo compare un’attrice ormai “matura” messa in crisi dall’arrivo di una giovane concorrente, la mente non può andare che a quel grande classico e a un certo modo di rappresentare la competizione femminile. Un modo volto a metterne in luce soprattutto la spietatezza e la  mancanza di scrupoli, come se il potere seduttivo di una ragazza non ancora approdata all’età adulta fosse l’immagine stessa dell’irruenza e della prepotenza della gioventù rispetto alla senilità. Il nuovo film di Olivier Assayas, Sils Maria(o Clouds of Sils Maria come recita il titolo internazionale) si inserisce in questo filone, ma con l’intento palese di approfondire fino al midollo le dinamiche di questo gioco sottile tra donne e attrici, mettendole in correlazione non solo con le paure primordiali dell’essere umano ma anche con l’arte della recitazione e di trasformare se stessi in base al ruolo richiesto da un copione, che può essere anche quello della vita. Presentata in concorso al 67° Festival di Cannes, l’opera di Assayas si caratterizza ovviamente per un cast femminile d’eccezione, capeggiato dalla sempre splendida Juliette Binoche , cui spetta appunto la parte di un’interprete di fama internazionale, Maria Enders, cui viene chiesto di recitare nel nuovo adattamento della pièce teatrale che la rese famosa all’inizio della sua carriera. Da quella prima prova sono passati però 20 anni, dunque a lei non spetterebbe più il ruolo della giovane seduttrice, bensì quello della sua “vittima”: la donna a capo dell’azienda in cui lavora, che si lascia vincere dal suo fascino tanto da  entrare in un vortice autodistruttivo di dipendenza e sottomissione all’acerba compagna. Nonostante sia un’attrice di talento, il passaggio dal primo al secondo ruolo ha troppe implicazioni personali per Maria, incapace di accettare il passare del tempo e dell’età. La situazione non migliora incontrando la sua nuova rivale sul palco, star di Hollywood praticamente adolescente (Chloe Moretz ), a suo agio con gli scandali e caratterizzata da una certa strafottenza impunita. 

PRIME REZIONI DELLA STAMPA DOPO LA PROIEZIONE DI CLOUDS OF SILS MARIA A CANNES -23 MAGGIO


philippe dupuy Sils Maria (Assayas):brillante film di chiusura #Cannes2014 Jake Howell CLOUDS OF SILS MARIA: tra le altre cose,in generale positive, mi è piaciuto molto il ruolo di Kristen Stewart. Cyrille Falisse # SilsMaria offre un’elegante riflessione circa la professione di attore #Cannes2014 Gregoryellwood Kristen Stewart non è mai stata tanto rilassata sullo schermo come in CloudsOfSilsMaria #cannes2014 Gregoryellwood Kristen Stewart recita un ruolo parallelo alla sua vita #CloudsOfSilsMaria Giorgio Viaro #Cannes2014 Sils Maria non è un capolavoro ma è intelligente, divertente, limpido, girato in luoghi bellissimi.Binoche e Stewart magnifiche. FilmLand Empire Juliette Binoche e Kristen Stewart sono brillanti in Sils Maria, ho amato la loro interazione e la loro chimica sullo schermo.

Jordan Hoffman CLOUDS OF SILS MARIA è un film intelligente ed elegante. Fondamentalmente è il film della Binoche e della Stewart, e K-Stew tiene la scena. Grande ruolo per lei. # cannes2014 Robbie Collin Clouds of Sils Maria (Assayas): ricco, complesso,ironizza sulla vita che appare come un gioco. Kristen Stewart particolarmente favolosa. # Cannes2014

lunedì 19 maggio 2014

PRIME RECENSIONI ITALIANE DOPO LA PROIEZIONE PER LA STAMPA DI MAPS TO THE STARS A CANNES -18 MAGGIO


Coming Soon
In Cosmopolis, Robert Pattinson abitava una limousine. Alla sua seconda collaborazione con David Cronenberg, l'attore si mette questa volta al volante, chaffeur che si trova a (ri)portare a Hollywood una Mia Wasikowska che, tra le ville dei divi, ha nascosto un ingombrante segreto. Assieme a loro, la diva interpretata da Julianne Moore, il terapista delle star John Cusack e ancora baby-attori arroganti e fragili, agenti, produttori, e tutto quello che compone il firmamento hollywoodiano. Il loop infinito di Maps to the Stars, che mescola il riso con la pelle d'oca, tanto è capace di divertire e inquietare, è quello della replicazione (tanto familiare quanto industriale) di ciò che siamo e siamo stati portati a essere; quello di un'identità che non può essere altro che remake, o ennesimo capitolo di una franchise. Sfuggirne, appare impossibile: ne veniamo risucchiati come in un buco nero, dentro al quale ci aspetta solo il nulla, il vuoto, l'assenza. La morte. Senza identità, racconta Cronenberg,c'è solo quella

Screen Week L’unico momento memorabile di Maps To The Stars è posto all’inizio, quando si scopre che Robert Pattinson, colui che in Cosmpolis, precedente film di David Cronenberg, girava per New York sui sedili posteriori della sua limousine, qui interpreta uno chauffeur che porta in giro le star. Trattasi di scelta di casting, non certo di sceneggiatura o regia. E questo la dice lunga sul grado di ispirazione del cineasta canadese che per raccontare le storture e gli eccessi di Hollywood e dintorni pesca qua e là dalla sua filmografia passata copiando di fatto sé stesso (anche se la sceneggiatura non è sua, ma di Bruce Wagner). Non si tratta di un film noioso, anzi, la proiezione è godibile (la tensione sale gradualmente nel corso della storia) e rispetto a Cosmopolis siamo finalmente tornati all’interno di un universo che Cronenberg sa maneggiare bene (del resto è il suo). Manca però il guizzo, quel passo in avanti che attendiamo da La Promessa dell’Assassino (2007), vero suo ultimo grande film. Nulla da dire sul cast: da Julianne Moore a Mia Wasikowska passando per John Cusack e la giovane rivelazione Evan Bird tutti risultano adatti e in parte. Piccola nota a parte per Sarah Gadon, qui nei panni di un fantasma, una piccola interpretazione che conferma come Cronenberg ne voglia fare una sua musa


PRIME RECENSIONI DOPO LA PROIEZIONE PER LA STAMPA DI MAPS TO THE STARS A CANNES -18 MAGGIO

                                                           
                                                               Telegraph (5 stelle)
La mia prima reazione dopo il film è stata quella di incespicare, mentre uscivo dal cinema a bocca aperta, e come nel caso di un disturbo patologico stavo incespicando di nuovo. C’è così tanto dentro questo calderone bollente,una pellicola con tante nevrosi e orrori nidificati all’interno di altri orrori, la visione di questo fil è troppo,ma allo stesso tempo non abbastanza. Cronenberg ha realizzato un film che si desidera vedere,e poi rivedere, e poi vedere ancora.

                                                           The Guardian (4 stelle)

Maps to the Stars è un film ad alta tensione,spaventoso e malsano nell’effetto che produce sul pubblico. Forse, alla fine, è troppo stravagante e cinico perché rappresenti in maniera veritiera la realtà di Hollywood e Los Angeles, ma è molto potente, ed è il genere di cosa che John Webster o Thomas Middleton e William Rowley avrebbero potuto scrivere se fossero nati nel 21 ° secolo : un incubo claustrofobico e disperato.

Film 4 Maps To The Stars è un film che offre un sacco di divertimento,offre un’idea delle dinastie di Hollywood e dei processi attraverso i quali si ottiene e si cementa il successo. C’è inoltre quella sorta di “chissà chi, chi sta vedendo chi,chi odia chi” tutte connessioni invisibili, non tracciabili che legano Hollywood,rendendola un tutt’uno. La cosa divertente è che non ci sono maps to the stars,e senza l’innato senso che ti conduce nella giusta direzione sarai perduto. Hollywood è spesso tacciato come incestuoso, e questo film avvalla questa idea fino in fondo. E il termine assume dei toni molto più travagliati ed egoistici rispetto alle generazioni precedenti.

Twich Film
Julianne Moore è potenza pura messa in mostra. Mia Wasikowska e Robert Pattinson sono perfetti. Ed il principiante Evan Bird è più simile ad un bullo che ad un bambino demoniaco.

Time Out London La storia è selvaggia,ma si trascina attraverso le difficoltà quando la satira impatta contro l’esagerazione. Il regista Cronenberg si sente a casa, in un mondo di case ed uffici senz'anima,club notturni,e veloci automobili.Lui riesce ad individuare lo spirito profondamente malato presente nel racconto ed esplora i meandri di un tale inverosimile racconto narrato con una mortale serietà,aggiungendo al tutto anche una sorta di umorismo perverso. Maps to the Stars offre alcuni momenti divertenti ma senza allontanarsi mai troppo dall’inquietante palesarsi dei geni malati,dell’ereditarietà del sangue infetto di una Hollywood altrettanto malata in un mondo in cui qualsiasi persona sana di mente saprebbe come funzionare.


Little White Lies Il Maps to the Stars di David Cronemberg è un lavoro di fusione cinematografica. Come il pianto della vagina nascosta sotto l'ascella di Marylin Burns, in questo caso abbiamo un'indagine base sugli inconfessabili tabù famigliari che sono stati forzatamente integrati sul corpo di un nocivo (e non del tutto convincente) La La Land burlesque. Non ci sono battute stizzose o ironiche qui.Questa è una geremiade punk che ti costringe a ficcare la faccia nel costipato buco del culo di Hollywood.L'emozione di guardare il film deriva dal tentativo di individuare i fili attraverso i quali questi due aspetti strani convergono tra loro o come il film vorrebbe, trovando "la carne che dice si"

sabato 17 maggio 2014

Studio Ciné Live Magazine - Recensione di Maps to The Stars

      photo MTTSreview.jpg 
Cronenberg  riproduce Hollywood in un film ipnotico


David è tornato! Dimenticato il cupo e calmo  Cosmopolis  o  "A Dangerous Method",  Cronenberg è tornato al suo dominio di preferenza: ruvido, trash con personaggi folli e un'atmosfera ipnotica. In questo senso,  Maps to the Stars  potrebbe quasi essere una rinata per la sua filmografia. Forse perché, per la prima volta, egli approva i codici del breve saggio  nella pittura scura ed incandescente della  società di Hollywood, dove le apparenze sono impostate come codice morale.Una famiglia di pazzi, una stella sulla via del ritorno, un giovane collerico, una  schizzofrenica poeta piromane o un giovane autista di limousine con un sorriso predatore che scopa nel sedile posteriore: Cronenberg crogiola in questi personaggi folli e questa cultura delle apparenze in un film molto affascinante. Maps to the Stars è crudo e ipnotico, tra realtà e fantasia,  sogni e gli incubi. Fino a un finale gelido e violento svolta nuovamente in una sorprendente economia di effetti. Il cast di 'The Players' in una versione spazzatura.

Mia rivela il suo lato di un fiorevelenoso, Robert Pattinson dimostra che è più di un bel viso e Julianne ha una grande presenza, con quella che sarà la prestazione della sua carriera che è già brillante. Proprio come Cronenberg, che rinnova con questo cinema contorto, trash e intelligente.

venerdì 16 maggio 2014

Cannes 2014: Kristen Stewart nell’inferno di Guantanamo in Camp X-Ray. La recensione (ATTENZIONE SPOILER)


Al Festival di Cannes Kristen Stewart arriverà giusto per la chiusura, a fianco di Juliette Binoche e Chloe Moretz nel film di Olivier Assayas Clouds of Sils Maria, ma intanto al Marché du Film è passato un piccolo film indipendente che la vede assoluta protagonista: Camp X-Ray. Ambientato nel 2008 nella famigerata prigione/lager di Guantanamo per sospetti terroristi, racconta l’esperienza di una giovane recluta nel più discusso dei tre campi presenti nell’area, quello destinato in seguito ad essere chiuso.
Il film non segue né la strada facile del nonnismo machista (vedi Soldato Jane) né quella prevedibile (e ragionevole) del cinema d’inchiesta alla Redacted: gli anni e le inchieste hanno evidentemente creato lo spazio per costruire sul tema un tradizionale melò interculturale, in cui le violenze fisiche ai prigionieri restano sullo sfondo rispetto alle loro conseguenze psicologiche e alla storia minima di un uomo e una donna. Si intuiscono giusto dai rapporti scarabocchiati a penna che la protagonista scova per sbaglio o dalle cicatrici rimarginate, sotto la doccia.
La Stewart è Amy, una ragazza di minuscola provincia che si arruola nell’esercito per istinto e nebuloso idealismo. “Volevo fare qualcosa che contasse, e poi altri ragazzi del mio paese l’avevano fatto prima di me” dice ad Alì, il prigioniero musulmano che la chiama “Blondie” (Payman Moaadi, il protagonista iraniano di Una separazione) e cerca di instaurare con lei un rapporto personale e un canale di comunicazione privato. Un legame che cresce faticosamente tra il cortile della prigione e la porta della cella, all’ombra di comprimari monodimensionali e accessori: commilitoni bruschi e immaturi, e detenuti (così devono essere chiamati, le spiega il sergente, e non “prigionieri”, poiché questi ultimi godrebbero dei diritti garantiti dalla Convenzione di Ginevra) fuori controllo, letteralmente ringhianti.
Amy annusa i suoi colleghi, partecipa ai party organizzati dai superiori, quasi finisce a letto con uno di questi. Ma pian piano la violenza banale e gratuita somministrata regolarmente e senza clamore ai prigionieri (i letti senza cuscini, le notti tutte con la luce accesa, le docce in pubblico, l’alimentazione forzata, gli interrogatori casuali) la avvicinano ad Alì.
Il messaggio ovvio è l’invito alla mediazione culturale, al passo di entrambe le parti nella stessa direzione. È chiaro che Amy comunica e comprende Alì perché Alì si comporta come un occidentale, cioè segue schemi mentali e linguistici, ed ha perfino gusti, occidentali (è angustiato perché tra i libri che gli vengono forniti non c’è l’ultimo libro della saga di Harry Potter!). In questo il film è molto più didattico che coraggioso: la scelta di usare un approccio morbido alla cronaca e un’icona americana per ragazzi come centro narrativo, definisce il suo pubblico.
La Stewart, che poi è la ragione per cui il film ha trovato i finanziamenti, e Moaadi sono bravi, e in particolare la ex-Bella di Twilight continua a bucare lo schermo anche fuori dal recinto young adult, dimostrando di meritare buoni copioni e tenere in piedi quelli mediocri. Qui, tra l’altro, si spende in almeno tre sequenze toste: spacca una lattina di birra a testate, si becca una doccia di escrementi, e poco prima un paio di sputi e un calcio sui denti. Sembra insomma avere una gran voglia di mettersi in gioco.

venerdì 31 gennaio 2014

THE ROVER" Teaser Trailer – RECENZIONI



Punch Drunk Critics:
Michôd è finalmente tornato con un altro thriller, The Rover,e sembra davvero impressionante.

Up & Comers: 
E'solo un teaser,si tratta per lo più di un fantastico montaggio crudo,ma inquietante,dell’immaginario narrato da Pearce, ma sembra fantastico.

Il Film stage:
Sebbene per fortuna non mostri alcuna trama, il seducente, e tenebroso immaginario è sufficiente per permetterci di salire a bordo. Una probabile puntata a Cannes prima del debutto estivo mediante A24 Films.

Collider: 
Questo teaser trailer non rivela molto circa la trama , ma c'è sicuramente quell’aria pregna di intensità che circonda il tutto, e Pearce sembra contribuire con una forte e decisa performance.Anche in questo caso, non particolarmente illuminante,ma è senza dubbio del materiale intrigante.

Twitch:
Sì, sembra molto degno dell'uomo che ha creato Animal Kingdom.

martedì 22 maggio 2012

Recensione Cosmopolis da parte di 'Le Nouvel Observateur'


Le Nouvel Observateur ha visionato Cosmopolis e gli ha dato 4 stelle su 5! 
I principali punti dell'articolo sono questi:

- Il film ha ricevuto 4 stelle su 5 su Allocine QUI
- Cosmopolis è : Sconcertante, Fastidioso, Sorprendente ed Emozionante.
- Cronenberg : Ha fatto un divertente mix tra violenza e umorismo, fantascienza, dolore e tragedia.
- Robert Pattinson: E' Perfetto, Fastidioso, Arrogante, Loquace ed Affascinante.
Robert Pattinson ha tutto il merito e Fascino, aggiungendo che la macchina è molto piacevole, con luci soffuse, bar e gadget digitali.
- Il Film di Cronenberg è come nessun altro, è un elegante firma, la sua volontà di allontanarsi da Hollywood è costante.
- Cosmopolis è il lamento della crisi.
- David Cronenberg ha sempre amato il mix tra il genere di film e la filosofia. 
- Due mondi si scontrano: le superfici lisce, l'acciaio satinato, vetro, lacca e il disordine, vecchi mobili, camicie sporche, muri scrostati. Che, alla fine, l'eroe vedrà crollare nel suo triste destino. 
Il disagio, questa è la parola chiave del film.

venerdì 23 marzo 2012

Prime recensioni del trailer di Cosmopolis!



Esquire: Vi piacciono i film di fantascienza conditi con un po' di violenza? Vi piacciono i film di David Cronenberg? Parabole sulle rovine del mondo moderno? State investendo nella imprevedibile carriera di Robert Pattinson per qualche inspiegabile ragione? Se è così, lo vorrete vedere fortemente!
Vulture: Arriverà in Europa a Maggio, ed è decisamente diverso dai soliti film di Pattinson, l'accattivante star dal corpo normale fa sesso selvaggio, spara con una pistola e compie gesti da nichilista.
MTV: Il primo trailer di Cosmopolis ha colpito il web e diciamo solo che è un po' più estremo di quanto ci aspettassimo. I 30 secondi del trailer mostra una performance di Robert Pattinson molto diversa da qualsiasi cosa in cui lo abbiamo visto finora. Nel vero stile Cronenberg, Cosmopolis sarà noir, sarà dark, sarà strana.
Indiewire: Questo teaser sufferisce che Cosmopolis il ritorno del "Canadese" al suo lato oscuro e cattivo in questo prossimo film basato sul romanzo di Don DeLillo.
GQ UK: Cosmopolis è uno dei nostri film più attesi di quest'anno e il primo teaser trailer – con tutta la sua pazzia, il sesso ( e se è fedele al libro ne vedremo tanto) e l'inclinazione bizzarra di Eric Packer all'automutilazione – ha affermato questo ancora di più-
Empire Magazine: E' un colpo molto breve di pura stranezza in stile Cronenberg, ma da uno primo sguardo su questo, potrebbe essere il progetto più interessante di Pattinson fino adesso. Naturalmente dovremo aspettare di vederlo tutto, ma questo è certamente qualcosa di molto diverso dalla maggior parte di film fatti finora.
LivinginCinema: Ok, si possono tranquillamente riporre tutte le preoccupazioni che potreste aver avuto sul fatto che Pattinson facesse parte dell'adattamento di Cronenberg del romanzo di Don DeLillo Cosmopolis. Questo è certamente un ritorno alle origini dei toni di Cronenberg. Considerate il mio scetticismo cancellato.
ScreenRant: Ci sono un sacco di immagini surreali e inquietanti che confezionano i 30 secondi del trailer di Cosmopolis. L'ultima fatica di Cronenberg è una sorta di personaggio oscuro mischiato ad elementi da "body horror", genere che è stato a lungo il suo obiettivo come regista. Similmente, c'è una sorta di atmosfera satirica che ricorda il suo lavoro Videodrome del 1980, con aspetti esistenziali di Eric Packer che assomigliano a quelli esplorati nel film Spider. Siamo curiosi di vedere l'ultima sinfonia di follia di Cronenberg.
SlashFilm: Bè, ciao, David Cronenberg! Nel 2012 il regista sta per lanciare il suo secondo film in due anni, e per quelli che pensavano che A Dangerous Method fosse troppo secco, sembra che Cosmopolis sia fatto per voi. Un teaser è appena sbarcato e sembra pazzesco. Il film è interpretato da Robert Pattinson nell'adattamento del romanzo di Don DeLillo, e sembra che il film sia sessualmente più aperto rispetto a Crash e più visivamente strando di eXistenZ. Ci sono state un sacco di strette di mano quando la scelta originale per Packer di Cronenberg, Colin Farrell è stata sostituita da Pattinson. Ma sembra che la scelta sia andata anche meglio. Vedendo questi suggerimenti che Cronenberg ha fatto con il personaggio, e come può essere incasinata, non posso immaginare Farrell avere lo stesso senso di sorpresa che avrà il pubblico quando vedrà Pattinson. Non è il ragazzo che vi aspettate di vedere e questo è parte del perché funziona.
FusedFilm: Quando vedete il trailer di un film come Cosmopolis di Cronenberg con protagonista Robert Pattinson, le vostre opinioni sull'attore di Twilight dovrebbero cambiare immediatamente. Parte di questa ragione è che Pattinson ha assunto un lato dark e molto maturo ma anche il ruolo è molto contorto. L'altro è perché Cronenberg è coinvolto. Il teaser di Cosmopolis è appena uscito, e se le vostre opinioni non sono cambiate alla fine del trailer, allora non c'è alcuna speranza che diventerete fan dell'attore. Il trailer è visivamente stupefacente riempito di sesso, luci stroboscopiche, pistole e ancora molto sesso. Questo trailer è assolutamente folle e mi piace.
The Hollywood Reporter: Robert Pattinson interpreta ancora una volta un ruolo dark e cupo, ma questo suo ultimo ruolo dimostra che può fare di più rispetto al tormentarsi e al brillare. Egoista, avito e nichilista, Pattinson va molto contro la tipologia del suo personaggio Edward Cullen, e più in sintonia con il suo ruolo di Bel Ami.
CinemaBlend: Un breve teaser di Cosmopolis è qui, ed è fantastico.
Flix 66: Per quanto voglia prendere in giro Robert Pattinson, credo che il ragazzo ha talento ed è evidente in questo fulmineo teaser trailer. Sembra abbia un grandioso mix di violenza, sesso e mistero per andare avanti... Questo suona come un piatto tipico per il regista Cronenberg e una grande opportunità per Robert Pattinson.
Bleeding Cool: La mia impressione è che sarà superbo.

domenica 11 marzo 2012

Le prime reazioni al Trailer di “On The Road”



FusedFilm: "L'adattamento di Walter Salles del romanzo di Jack Kerouac "On The Road" ha finalmente un trailer. Il film è interpretato da Garrett Hedlund nel ruolo di Dean Moriarty (ovvero Neal Cassady nella versione del romanzo), Sam Riley nel ruolo di Sal Paradise (l'alter ego di Keouac) e Kristen Stewart nel ruolo di Marylou. Quasi dopo un anno che il film è andato in produzione, On The Road è scomparso in silenzio, lasciando molti a chiedersi cosa ne sarebbe stato del film stesso. Ora un nuovo poster è uscito, e il trailer comprende ogni elemento della beat generation. La musica, la poesia, il viaggio senza meta. Quasi tutto il trailer è accompagnato dalla voce fuori campo e da una potente musica jazz.
Sto iniziando ad avere la sensazione che questo film è stato completamente per un lungo tempo seduto su di una mensola. Per prima cosa Garrett Hedlund sembra davvero valido nel film, e questo è stato prima che fosse scritturato per il film dei Fratelli Coen "Finding Llewyen Davis". Lo stesso vale per Kristen Stewart. Ogni parte di me che ha scritto di lei come una brava attrice è andata. Sembra capace e più vivace rispetto a qualsiasi altro suo film precedente. Nel complesso questo è uno dei film che aggiungerò sicuramente alla lista di quelli da vedere".

IndieWire: "Le uniche persone che mi interessano sono i folli... ma bruciano, bruciano, bruciano come candele romane attraverso la notte". Con una pagina Facebook, un nuovo poster e la data di rilascio in UK (21 Settembre), è stato solo questione di tempo prima che il trailer dell'atteso adattamento di Walter Salles del romanzo di Kerouac "On The Road" apparisse, e ora è finalmente arrivato.
Interpretato da sam Riley nel ruolo di Sal Paradise, Garrett Hedlund nel ruolo di Dean Moriarty e Kristen Stewart nel ruolo di Marylou la moglie di Dean, "On The Road" ha richiesto almeno 5 anni di lavorazione da parte del regista brasiliano Walter Salles, il regista de "I diari della motocicletta", "Dark Water" e il nominato agli Oscar come miglior film straniero "Central Station". Senza contare i 30 anni e passa in cui Francis Ford Coppola, proprietario dei diritti d'autore, ha impiegato per fare questo film (ci era andato vicino due volte, in una versione scritta dal figlio Roman Coppola negli anni '90 e in un altro progetto che vedeva come protagonisti Colin Farrell e Billy Crudup diretti da Joel Schumacher).
Il trailer raffigura ciò che ci si potrebbe aspettare da un film realizzato da Walter Salles. Una prima parte che è abbastanza tradizionale, stile jazz, sciolto, con una atmosfera "beatnik". Ed una seconda parte più in stile Salles: poetica, apparentemente profonda e piena di bellezza. E' stato "I diari della motocicletta" che hanno spinto Coppola a chiamare Salles come uomo giusto per questo lavoro e noi crediamo che sia stata una decisione ponderata. Sceneggiato dallo sceneggiatore dei "Diari", Jose Rivera e con le musiche composte da Gustavo Santaolalla, c'è stata una sorta di riunione del trio.
Mentre si vedrà Viggo Mortensen nel ruolo di William Burroughs e un breve scorcio della Dunst, c'è ancora molto da essere rivelato da questo film non ci sono dubbi. Programmato per uscire in UK il 21 settembre, ancora non c'è una data per gli USA, sembra imminente una prima al Festival di Cannes".